Residenzialità, la nuova frontiera della riabilitazione: quando l’utente si sente a “casa”

Parlare di residenza significa offrire un’opportunità di presa in carico e cura a carattere continuativo, ovvero di giorno e di notte. Aggiungere a residenza il termine sanitaria, implica di connotare questa dimensione del carattere di promozione della salute. Concludere con Assistiva, ci permette di garantire il giusto carico assistenziale finalizzato al benessere della persona. Nascono così le Residenza sanitarie Assistive, RSA, ovvero strutture a forma di casa, abitate da curanti e curati, che condividono la vita giorno dopo giorno. Nate da un’esigenza di differenziare il percorso di recupero nell’età evolutiva ed adulta, sono diventate “le case dei grandi”. I grandi intesi come quelle persone adulte, in condizione di non autonomia, che non possono vivere a casa loro ma che hanno l’opportunità di ri-creare una loro casa. L’impossibilità a vivere nei luoghi familiari può avere cause molteplici, legate il più delle volte alle patologie complesse che vanno supportate con un’assistenza infermieristica adeguata, un livello assistenziale medio/alto, definito in fase di valutazione socio-sanitaria. Ben vengano le differenze nelle residenze: non è uno scioglilingua ma una risposta concreta al principio del rispetto della persona e della personalizzazione delle cure, ovvero di un’attenta valutazione dei bisogni per ciascuna categoria di adulti che necessitano di una cura in casa. Abbiamo le RSA per disabili adulti, per disabili anziani, per disabili anziani non autosufficienti, residenze per cure palliative, strutture uniche di accoglienza permanente. Già questa diversificazione ci dà la dimensione che la disabilità prende la forma di chi la abita, suggerisce azioni sanitarie e psico-sociali a favore del benessere ambientale di questi luoghi di cura intensa e continuativa, con l’occhio attento ad erogare un servizio funzionale alla migliore qualità di vita dei nostri assistiti.

L’aspetto di umanizzazione della cura si evidenzia nelle atmosfere create dagli operatori coinvolti nel progetto socio-assistenziale, nel privilegiare la relazione nel rapporto equipe-pazienti, nel costruire risposte che si configurano con l’esperienza condivisa. Grande attenzione è data alla qualificazione dei profili professionali operanti nelle nostre residenze, in formazione costante per seguire ed applicare nuovi dispositivi e presidi utili all’ottimizzazione della qualità di vita.

Fortunatamente superata l’idea custodialistica del “all in one” ovvero il calderone polifunzionale che ha caratterizzato per circa un ventennio la forma assistenziale in regime di ospitalità fissa, ci siamo finalmente evoluti cavalcando l’onda del rispetto e dignità della persona, nel “one in all”, ovvero nella collocazione del monofunzione nel circuito generale. E allora ben vengano tutte queste nostre case che formano quartieri i quali, a loro volta, danno vita ad una città: la città della salute, inclusiva di ciascuna persona con bisogni speciali.

Tiziana Petrosino e Luigi Corcione

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